Per i ragazzi, l’impulsività incontrollata comporta un maggiore rischio di delinquenza o violenza. E, per tutti maschi e femmine, l’incapacità di affrontare l’ansia e la depressione accresce la probabilità di un successivo abuso di droghe o di alcool.
Daniel Goleman
Autore di “Intelligenza emotiva”
Quando i genitori offrono empatia ai loro figli e li aiutano ad affrontare sentimenti negativi come la collera, la tristezza e la paura gettano tra sé e loro un ponte di lealtà e attaccamento. L’essere buoni genitori implica l’emozione.
La vita familiare è la prima scuola nella quale apprendiamo insegnamenti riguardanti la vita emotiva. Alcuni genitori sono insegnanti di talento, altri un vero disastro.
- Genitori non curanti che ignorano e sottovalutano le emozioni negative dei figli
- Genitori censori, che criticano le espressioni i sentimenti negativi
- Genitori lassisti, che accettano le emozioni dei figli e si dimostrano empatici, ma non riescono a offrire loro una guida o a porre limiti al comportamento.
Le fasi dell’allenamento emotivo
- Diventare consapevole dell’emozione del bambino.
- Riconoscere in quella emozione un’opportunità di intimità ed insegnamento.
- Ascolta con empatia, e convalida i sentimenti del bambino.
- Aiuta il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che sta provando.
- Pone i limiti, mentre esplora le strategie per risolvere il problema in questione.
RISULTATI
Il risultato più importante è che i figli allenati alle emozioni da genitori capaci sono più elastici. Sono tristi, si arrabbiano o si spaventano in circostanze difficili, ma hanno una maggiore capacità di ritrovare la calma.
L’allenatore emotivo
Valuta l’emozione negativa del figlio come un’occasione di intimità
Riesce a trascorrere del tempo con un bambino triste, arrabbiato o spaventato
Non diventa impaziente di fronte all’emozione
È consapevole delle emozioni del figlio e da loro un valore
