Oggi è il 15 Marzo ed è la Giornata dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare. Anche io vorrei aggiungere un Fiocchetto Lilla per poter aiutare qualcuno a comprendere maggiormente.
I soggetti affetti dai disturbi alimentari sono circa 3 milioni, di cui il 95,9% sono donne, ma negli ultimi anni il numero degli uomini è in forte aumento.
Il cibo è alimento materno ed è il primo dopo la nascita che ci unisce alla mamma.
Quanta importanza ha l’attaccamento del bambino al seno materno dove non solo riceve proprietà nutritive uniche nei primi mesi di vita, ma crea un rapporto con il cibo e direi proprio con il corpo materno?
L’attaccamento in questo senso non è solo al seno ma alla capacità della madre di offrire il seno e quindi il latte.
Un buon rapporto con il cibo, investito come semplice nutrimento, riporta ad un meccanismo meccanico freddo e al contrario carico affettivamente, in cui il cibo non è nutrimento ma è sazietà affettiva. Quindi si determina uno sbilanciamento nella giusta ottica di usare il cibo.
Spesso i disturbi alimentari nascono per questi sbilanciamenti cibo-freddo e cibo-caldo acquisendo un valore affettivo carente o riempitivo.
Il comportamento alimentare dovrebbe essere maggiormente indagato fin dall’infanzia a scopo predittivo, i genitori spesso non sanno capire i tempi in cui i propri figli hanno fame e quanta fame hanno, spesso il tempo in cui si mangia è pieno di ansia, l’adulto tendenzialmente impone i suoi ritmi e quantità.
Già qui si nota l’investimento affettivo sul cibo che, come tanti altri comportamenti umani, diventano patologici quando sono sbilanciati in un senso o nell’altro.
Nel momento della crescita tendenzialmente esplodono molte problematiche infantili, un corpo che cresce è esso stesso amato, detestato e aggredito.
Il corpo non è solo il nostro rivestimento ma è la nostra immagine, ciò che ci rappresenta, quindi l’immagine di come siamo o pensiamo di essere guardandoci negli occhi degli altri che ci possono amare ma anche disapprovare.
L’arma per eccellenza è il cibo anch’esso amato, odiato, insomma affettivamente investito, che nutre oppure affama il corpo per farlo crescere e nascondersi in esso oppure farlo scomparire e non esistere, tra questi due poli si posizionano la gravità o meno dei disturbi alimentari e la cronicità o la non permanenza del problema che caratterizza la patologia.
Il binomio cibo-corpo diventa una combinazione negativa nella modalità distruttiva.
È un problema complesso che investe l’esistenza della persona.
